«Ma quale campione d’Egitto, quello è un brocco». Non è più di moda, ma lo Zingarelli ancora adesso riporta il significato di quella strana terminologia esotica, usata in passato per negare valore a un’affermazione. Qualcosa d’Egitto, insomma, è qualcosa di sostanzialmente negativo.
Il vero galoppo d’Egitto invece non è male. Da tutto il mondo arrivano testimonianze di quanto la passione per le corse sia radicata e anche sulle rive del Nilo prende piede una realtà ancora un po’ casereccia nello splendido scenario di Zamalek, un’isola sul grande fiume situata tra il centro del Cairo e Giza, a due passi dalle piramidi.
Si tratta di un progetto agli albori, con purosangue di proprietà di principi sauditi, montati da fantini locali in un impianto un po’ così, dove la bilancia per i jockey sembra un’altalena e i pesi sono dei massi più o meno grandi con le misure scritte sopra alla meno peggio. Un galoppo un po’ d’Egitto, ma neanche tanto se domenica scorsa a Zamalek c’erano diverse migliaia di spettatori, ma non le scommesse rigorosamente proibite dall’Islam. La grande corsa del giorno è stata vinta dal baio Lammtara, Ovviamente solo omonimo del super sauro vincitore di Derby inglese, King George e Arc (le ultime due con Dettori) nel 1995.
m.f.